Lavorare di più, lavorare tutti
Il presidente di Confindustria, Giorgio Squinzi, ha rilevato che tra Germania e Italia vi è un gap di produttività di venti punti, chiede che se ne recuperino almeno dieci con una serie di proposte, fra cui campeggia quella di lavorare di più. Ciò dovrebbe attuarsi mediante riduzione delle ferie, modifiche dei turni per utilizzare meglio gli impianti e le attrezzature così da seguire meglio le esigenze della domanda, riduzione di distacchi e assenteismi.
17 AGO 20

Il presidente di Confindustria, Giorgio Squinzi, ha rilevato che tra Germania e Italia vi è un gap di produttività di venti punti, chiede che se ne recuperino almeno dieci con una serie di proposte, fra cui campeggia quella di lavorare di più. Ciò dovrebbe attuarsi mediante riduzione delle ferie, modifiche dei turni per utilizzare meglio gli impianti e le attrezzature così da seguire meglio le esigenze della domanda, riduzione di distacchi e assenteismi. La segretaria generale della Cgil, Susanna Camusso, ha replicato che si tratta di una proposta offensiva, in presenza di una elevata disoccupazione e di un grande utilizzo della cassa integrazione. Ma l’aumento di competitività, derivante da maggiore e migliore impiego del fattore lavoro – e quindi da una maggiore produttività – consente di aumentare la produzione, con particolare riguardo a quelle coinvolte nel commercio internazionale. E ciò potrebbe consentire anche di ridurre la cassa integrazione e di accrescere l’occupazione tramite la maggiore produzione.
La ripresa della crescita verrebbe così anticipata e rafforzata. Dando luogo a maggiori entrate fiscali e a minori spese per l’aiuto ai “senza lavoro” faciliterebbe l’equilibrio del bilancio, con moderazione tributaria. Il segretario della Uil, Luigi Angeletti, ritiene invece accettabile la proposta Squinzi se al maggior lavoro corrisponde più salario, ma esprime dubbi sul fatto che entro il 18 di ottobre venga raggiunto un accordo di vertice fra la Confindustria e i sindacati, come vorrebbe il governo. All’argomento di Angeletti si può replicare che nei contratti basati sulla produttività, sono previsti i premi collegati al risultato e al merito e che si tratta di raggiungere un equilibrio fra riduzione dei costi unitari e aumento delle retribuzioni conseguente al maggior numero di ore lavorate e a turni che meglio utilizzano il capitale fisso (e consentono una offerta tempestiva). Ciò porta al modello di contrattazione aziendale, entro accordi di vertice, limitati alle linee guida. Solo con la logica del mercato, che emerge nella contrattazione orizzontale caso per caso, è possibile adeguare i contratti di lavoro alla produttività. La retorica in stile “lavorare meno, lavorare tutti” non è d’aiuto.